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I nuovi sport? Scivolosi: niente forza e contatto fisico

L’Olimpiade rinnega Olimpia e bandisce la boxe
 di Claudio Risé, da “La Verità”, 16 dicembre 2021

 

Nuove istruzioni per le prossime Olimpiadi del mondo pandemico e ultravaccinato. La prima spiega già tutto: dai giochi californiani del 2028 (i precedenti sono già programmati), spariranno il pugilato e il sollevamento pesi: due colonne portanti dei Giochi Olimpici fin da quando si accese la fiaccola nell'antica Grecia.
Il posto delle due discipline amate dagli dei sarà ora preso da due pratiche di ormai comprovato successo: il surf, la tavola che cavalca le onde, e lo skateboard, la tavola-monopattino a quattro rotelle (nella sua ultima versione con manubrio oggi terrore dei pedoni cittadini).
La parola d'ordine dello sport di domani, suggerimento implicito per la vita di chi lo pratica diventa: non fermarsi a difendere stupidamente il proprio spazio sul ring, ma scivolare veloci sulle superfici, cavalcare con cura l'onda che arriva. Ecco il nuovo sport e stile di vita per una globalizzazione mobile, scivolosa, errante. La nuova arma, per ogni cosa, non sono più i muscoli del corpo ma la tavola, una base versatile sotto i piedi, pronta ad adeguarsi ad ogni cambiamento di vento.
Queste decisioni non mancano certo di visione e di sintonia allo spirito del nostro tempo di "espulsione dell'altro", (come la chiama il filosofo Byung-Chul Han), cui anzi partecipano con evidente devozione. In entrambi i nuovi sport olimpici l'altro, avversario o compagno che sia, se c'è, è tenuto a doverosa, sociale, distanza. Peccato che "l'altro" sia il complemento indispensabile all'umano, come la storia racconta, soprattutto da Gesù in poi. Anche nel terzo nuovo sport olimpionico poi, l'arrampicata, sempre più amata dalle donne, l'altro non è proprio indispensabile. L’arrampicata sostituisce il pentathlon moderno, una sintesi dei tradizionali sport maschili.
È un altro brutto colpo, questa volta olimpionico, per quell'altro vecchio arnese dell'umanità che era la coppia: nello sport quella degli atleti. Un secolo fa perfino Freud, per rigidino che fosse, ammetteva che anche nella lotta l'andare verso l'altro, anche per picchiarlo, è comunque un gesto di interesse, anticipo dell'amore. Il guaio, dal punto di vita della salute psicofisica è invece quando non ami e non picchi nessuno, e ti interessi solo a te stesso. Come accade appunto oggi, l'epoca del narcisismo, perfettamente illustrato dai deliri televisivi di onnipotenza dei nostri tutori della salute, trionfatore anche di questa rivoluzione sportiva che inorridirebbe i campioni olimpionici greci, Ercole compreso. Il motto ora vincente, programma politico prima che sportivo è: chi se ne frega dell'altro, stia sulla sua tavola, e a debita distanza (naturalmente sociale, che forse ti danno pure anche un bonus), che magari è anche impestato. Soprattutto sia chiaro che è ormai proibito lottare, e quindi anche abbracciare, come prima o poi prima toccava sempre fare, anche ai più cattivi. Qui niente passioni e sentimenti: la nuova sportività è secca e solitaria come uno skateboard, si rimane a doverosa distanza dagli altri. Sono questi i princìpi delle sorprendenti decisioni prese a Losanna dal Comitato Olimpico Internazionale nella sua ultima riunione.
Peccato che le Olimpiadi siano nate con la lotta, il pugilato e il sollevamento pesi: Ercole, appunto. Il presidente del C.I.O., Thomas Bach, ha detto che "il pugilato è un bambino problematico". Nei miei 45 anni di lavoro psicoterapeutico un collaboratore prezioso per molti pazienti è stato un buon maestro di pugilato: pratica sottile, profonda e completa per chi cerca un autentico equilibrio.