Saggia e bella Lombardia
A cura di Cesare Brivio
Scrive Risè su Tempi 8 febbraio 2007 (vedi articolo intero: http://claudiorise.blogsome.com/): “le buone notizie vanno onorate. Ci aiutano a sperare, riaccendono una luce che ogni tanto ci sembra soffocare. Onore dunque al regolamento approvato all’unanimità dalla regione Lombardia, che stabilisce che i bambini che non hanno potuto, o a cui non è stato consentito di nascere, vengano seppelliti e non buttati nella spazzatura come accadeva fino a ieri.(..) La decisione della Lombardia è un atto di pietas, che ripara al cinismo precedente, e propone un atteggiamento psicologico ed affettivo più rispettoso della vita”.
Dunque le buone notizie vanno onorate e vanno onorate le regioni come la Lombardia che ha suscitato questa speranza. La Lombardia saggia e bella regione che ha iniziato con questa decisione la ricostruzione di un ordine simbolico che da milleni ha protetto la vita del popolo lombardo e lo ha reso prospero. Riportiamo in merito una riflessione di Mario Palmaro dei Centri di aiuto alla vita.
Mario Palmaro:
I “bambini mai nati” sono a pieno titolo nostri piccolissimi fratelli che sono già morti. Nulla di strano, dunque, se la Regione Lombardia ha stabilito, finalmente, che ai resti di un aborto – volontario o spontaneo che sia - venga data pietosa sepoltura. E’ un provvedimento sacrosanto, che ha senso almeno per quattro motivi. Il primo: è un atto di laicissima onestà intellettuale, perché ci costringe tutti quanti a fare i conti con la verità dei fatti. I fatti sono ostinati, e in questo caso ci obbligano a riconoscere che l’aborto volontario è l’eliminazione intenzionale di un essere umano. L’aborto non è la cancellazione di un ideale astratto, o di un “progetto di vita”, o di un grumo di cellule, come a qualcuno fa comodo dire. Qui si impedisce a un qualcuno, a un “tu” che c’è già, di venire al mondo. Lo si priva di tutto quel poco che ha, cioè la sua vita. E gli si infligge il dolore più terribile, perché purtroppo il rifiuto viene non da un estraneo, non da un nemico, ma da colei che più di ogni altro lo ama: la madre. Un giurista direbbe che abortendo si uccide un innocente, e purtroppo direbbe la verità. In secondo luogo: la sepoltura– al di là delle polemiche politiche che strillano il contrario - è inevitabilmente un grido silenzioso di perenne ribellione a una legge, la 194 del 1978, che ha accumulato in pochi lustri circa 4 milioni e mezzo di vittime innocenti. Un bilancio terrificante che non è certo reso meno grave dalla benedizione formale di una legge dello stato. C’è un popolo – indubbiamente minoritario – che non intende omologarsi a questa terribile contabilità, e che vuole continuare a manifestare con fermezza il suo dissenso all’ingiustizia legalizzata. Ma c’è un terzo buon argomento che legittima questa iniziativa: la pietà per i morti. Per tutti i morti. Una pietà che si esprime nel loro ricordo, nella custodia affidata alla memoria dei vivi, e nei gesti che accompagnano normalmente i defunti a quel luogo assai frequentato che è il cimitero. Anche a questi fratelli cui è stato impedito di nascere spetterebbe non solo in Lombardia, ma in tutta Italia, in tutto il mondo, almeno una sepoltura dignitosa, quale si conviene agli uomini, e non la distruzione anonima che è riservata ai rifiuti ospedalieri. Perché questo è l’orrore abituale: parafrasando un bel libro di Vincenzo Pappalettera sul destino degli ebrei nei lager - “Tu passerai per il camino” - anche i bambini non nati passano per il camino di un inceneritore democratico.
La quarta - forse più importante - ragione per cui dobbiamo plaudire a queste sepolture è che esse lanciano un messaggio di grande speranza dentro uno scenario di morte e di sconfitta. Ci dicono che, nonostante l’apparenza, le piccole vittime dell’aborto non sono precipitate nel nulla assurdo. Pregare per loro significa riconoscerle vive, accolte in quella misteriosa realtà che la Chiesa chiama “comunione dei santi”. E significa gettare un raggio di speranza su di noi e sulla nostra società, e innanzitutto sulle madri che purtroppo hanno abortito. Perché l’esperienza dei Centri di aiuto alla vita ci insegna che spesso queste donne hanno ritrovato la pace non rimuovendo o negando l’errore commesso, ma al contrario scoprendo che il figlio un giorno rifiutato è oggi presente nella loro vita in un modo tutto speciale. Egli prega per loro. Prega affinché dagli occhi degli uomini e delle donne di questa società cada il velo accecante dell’egoismo, e appaia lui: il piccolo, invisibile, bambino non ancora nato. Come direbbe Saint Exupery, un giorno tutti noi lo siamo stati, ma ce lo siamo dimenticato.
[ 22 febbraio 2007]

