CADUTO FUORI DAL TEMPO: padri alla ricerca dei figli... e di se stessi | Maschi Selvatici

CADUTO FUORI DAL TEMPO: padri alla ricerca dei figli... e di se stessi

Essere padri

DAVID GROSSMAN

CADUTO FUORI DAL TEMPO

(Numeri Primi, Mondadori Ed., 2012)

recensione di Armando Ermini


Laggiù è un non luogo, un punto indeterminato nello spazio fisico che nessuno conosce, ma verso il quale un padre parte alla ricerca del figlio morto qualche anno addietro. Parte per cercare ancora un senso alla sua vita spezzata, anzi alla loro vita, la sua e quella di sua moglie. 

- <<Per vederlo ancora un istante>> le dice. 

- <<Ma cosa c’è laggiù, dimmi? Non esiste un posto simile, non c’è un laggiù>>

-<<Se ci si va, un laggiù c’è>>

-<<Ma non si torna, nessuno è mai tornato>>

-<< Perché ci sono andati solo i morti>>.

Parte da solo quell’uomo. La moglie, altrettanto addolorata ma più legata alla concretezza della vita, forse come ogni donna /madre più rassegnata al suo  eterno ed infinito ciclo del divenire, morire e rinascere, non lo segue. Prima della sua partenza per quel laggiù, quel punto di confine che egli vorrebbe toccare ma non oltrepassare con la speranza di toccare ancora una volta il figlio, i due rievocano il momento in cui hanno ricevuto la notizia; il silenzio, le parole che <<una dopo l’altra, si spensero>> come in una casa, la sera, si spengono poco a poco tutte le luci <<finché cade una fosca quiete>>, ma anche la reciproca promessa di <<essere, per piangerlo, di sentire la sua mancanza e di vivere>>.  Ma ora quell’uomo non resiste più, sente che deve, deve, andare. Perché <<come nel momento in cui un neonato irrompe dall’utero e dal corpo della madre, la morte di mio figlio mi ha trasformato nel padre che non sono mai stato - mi ha trafitto con uno squarcio e una ferita e un senso di vuoto, colmandomi altresì della sua presenza che da allora mi sommerge con un’intensità mai vista – la sua morte mi ha reso capace di concepirlo>>. Sembra una frase oscura, ma la leggo, anzi la sento, come sublime e terribile insieme; una frase che dice tutto sull’essere padri rispetto all’essere madri. Sembra dire che si è madri in primo luogo nella naturalità della vita, perché il figlio ha vissuto nove mesi nel corpo della donna, ma si è padri in primo luogo nella innaturale naturalità della morte, quando nel momento  della perdita un uomo si rende conto fino in fondo che quel figlio lo ha concepito  col corpo insieme alla sua donna, ma anche, forse soprattutto,  con lo spirito. <<La sua morte ha scavato in me una consapevolezza: chi perde un figlio è immancabilmente donna>> nel senso che solo in quel momento sente nel corpo  la stessa lacerazione della donna nel momento del parto. Il che, mi sembra, spiega anche tutta la difficoltà e l’eroismo dell’essere davvero padre del figlio vivo.  

E via via che cammina in cerchi concentrici sempre più larghi intorno alla casa, all’uomo si uniscono altri personaggi, uomini e donne.  Tutti accomunati dallo stesso destino, tutti uniti, con le loro storie individuali. È, la loro, una sorta di processione senza una meta precisa, una ricerca dolorosa ma non rabbiosa, malinconica e nostalgica piuttosto, di qualcuno, il figlio o la figlia, che non è più ma è ancora. Sono immagini oniriche, quelle che ci offre Grossman, nutrite dalla speranza che la volontà e l’intensità del  desiderio dei genitori vivi riescano a fare il miracolo di chiamare a sé i figli che più non sono.  È così quando i Viandanti dicono all’unisono. <<E solo un pensiero/strano, segreto/ tagliente, ha attraversato la mente/di tutti noi, come se qualcuno/ci cucisse/con un unico filo:/forse nel momento/in cui l’uomo/si è alzato in piedi/nella piccola cucina/e ha detto alla moglie, io/devo/andare/laggiù-/forse in quel momento/qualcosa/si è mosso anche/laggiù./ E quando l’uomo/ ha cominciato/ a camminare/ in tondo/ intorno alla casa-anche/ loro, laggiù,/hanno cominciato/ a camminare/ per venire qui,/al luogo/dell’incontro? >>. Infine, arrivato finalmente laggiù, l’uomo finalmente pare arrendersi a una realtà dolorosa che lo accompagnerà per sempre <<….riconosco/ la verità/ di queste parole. E’ morto,/ è/morto. Ma/la sua morte, /la sua morte/non è/morta>>